Futuro e Sicilia: intervista con Andrea Lodato

Catania. Parlano i numeri, anche se sono soltanto quelli dei sondaggi, per ora. Ma parlano e danno indicazioni, suggeriscono alleanze, fanno capire quanto potrebbe pesare un partito. E gli ultimi numeri siciliani confortano Alternativa Popolare, il partito creato da Alfano che si è tirato fuori dall’inghippo lessical-politico che era Ncd. Per Demopolis, infatti, Ap sarebbe quasi al 9%. E ora? Il cammino facile non è, ma bisogna cominciare a scegliere. Il sottosegretario Giuseppe Castiglione resta politicamente e umanamente il braccio destro del ministro degli Esteri. E tocca a lui l’analisi sul momento e sul futuro.«Alternativa Popolare è una scommessa: alternativi ai populismi e fortemente radicati ai valori del popolarismo europeo. Vogliamo essere perno dell’Ue per cambiarla da dentro. L’Europa unita è più forte delle insidie odierne, capace di affrontare le grandi sfide del pianeta. Il trend internazionale ci dice che la maggior parte del popolo europeo è ancora di stampo liberalpopolare e contro i populismi».

Però anche in Italia ci sono segnali di grande stanchezza dei cittadini, la richiesta pressante di altre politiche per un Paese che sprofonda nella povertà che si diffonde e nel disagio sociale.

«Al centro della nostra azione di governo, prima come Ncd e ora come Ap ci sono stati sicurezza, lavoro, giustizia, agricoltura. Penso ai tanti successi ottenuti in questi settori: il nuovo Bonus Bebè, il testo sulla legittima difesa, la legge “Dopo di Noi”, che riconosce e difende i diritti dei nostri concittadini disabili; la defiscalizzazione dell’impresa agricola, di cui sono particolarmente orgoglioso per averne seguito l’Iter personalmente, per cui un imprenditore agricolo risparmia ogni anno il 20% di tasse rispetto alla pressione fiscale precedente. Penso anche ai risultati che il governo nazionale ha ottenuto per la Sicilia, come i 900 milioni della legge di stabilità del 2016 o l’accordo Stato-Regione che ha portato nelle casse della regione 1400 milioni nel 2017 e ne porterà 1685 nel 2018. Questi sono alcuni dei risultati per cui siamo orgogliosi della scelta fatta sul piano nazionale ad inizio legislatura di andare avanti con responsabilità e non lasciare l’Italia all’ennesimo oblìo governativo».

Per andare avanti, però, c’è la questione delle alleanze, a Roma e a Palermo, forse pure con voto contemporaneo. Che farete?

«Ap è un partito che mira a riunire i moderati che non si riconoscono nel Pd. Penso agli amici di Centristi per l’Europa di Casini e D’Alia, a Scelta Civica di Zanetti, al movimento FARE! di Tosi con i quali abbiamo già trovato un intesa, ma immaginiamo di coinvolgere tutti i movimenti che si riconosco nell’area popolare, da Cesa a Quagliariello, da Parisi a Fitto, con i quali bisognerà trovare punti programmatici validi per instradare un percorso comune. La collaborazione con il Pd è stata fruttuosa, ma la legislatura sta volgendo al termine, Forza Italia invece deve ancora decidere se seguire un percorso moderato o allearsi con i sovranisti di estrema destra da cui noi siamo assolutamente e profondamente lontani».

E in Sicilia?

«Qui abbiamo condotto il nostro ruolo di oppositori di Crocetta in maniera seria e costruttiva, aprendoci anche ad una fase di collaborazione di fine legislatura per condurre un periodo riformatore che trattasse e riformasse alcuni temi fondamentali: acqua, servizi pubblici locali, energia, riforma della Pa, chiusura della stagione del precariato ed il risanamento finanziario. Abbiamo raggiunto l’obbiettivo? Francamente no, se non quello di un consolidamento del bilancio, sperando che non venga intaccato il lavoro svolto con i saldi di fine mandato. L’area moderata, che già vede una aggregazione molto forte tra noi ed i Centristi per l’Europa, certamente esprimerà una propria candidatura alla Presidenza della Regione. Non pensiamo di partecipare ad alcuna delle proposte di primarie di coalizione avanzate. Di quale coalizione parliamo, se oggi non ne esiste nessuna? Non costruiremo alleanze se non sarà prima chiaro un quadro che coniughi idee e progetti per la Sicilia. Alle politiche come alle consultazioni regionali, escludo un percorso comune con Lega Nord e Fratelli D’Italia. Dopo le elezioni amministrative individueremo un candidato autorevole sul piano personale e professionale, che avrà il compito di costruire una larga sintesi politica. È chiaro che comunque il risultato delle elezioni siciliane avrà un peso rilevante per le ormai prossime elezioni politiche, ed in caso di successo del nostro progetto i moderati ne usciranno più forti e convinti che questo schema possa essere esteso alla competizione nazionale. Non si parlerà più di modello Macron, ma di modello Alfano, coinvolgente di tutti i cittadini innamorati della Sicilia e della Politica, che risponderanno alle isteriche proposizioni dei sovranisti e dell’antipolitica».

Fonte: La Sicilia 08/05/2017

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